giovedì 19 febbraio 2015

Pensavo fosse un'erezione




Dopo 26 anni di vita ho capito solo questa mattina, scrivendone questa notte, che solo col passato è possibile fare pace, perchè lo hai archiviato, per questo ne piangi o ne ridi. Il resto è troppo vicino, ci sei troppo dentro...lo costruisci subendolo, anche se pensi e agisci per il contrario.
E’ una vita in continua crisi d’astinenza.
Tutti spaventati dalle solite quattro cose. La prima è la paura stessa.
L’amore non paga più. Non si vive più, si muore imperturbati, immobili. Un “se” e due “ma” sparati in faccia mentre una vita scompare, trascinata a fondo da quei rimpianti e rimorsi che giuravi di non avere.
La vita contro le droghe è particolare, è la vita di uno studioso e vola via in una striscia di passione.
Le persone che feriamo sono le stesse dei giuramenti più nobili mentre si fotte in bagno urlando all’amore. Mentre si prega nella bocca di una madonna per caso.
Il nostro assassino è sempre colui il quale ci scivola alle spalle nella Kansas city di un “ti amo”, ma qui la questione è più onesta, la cosa è spesso vicendevole. Società di assassini vicendevoli. Senza scrupoli.
La nostra filosofia è sintetizzata nel fatto che se un tizio salta giù dalla finestra lo dobbiamo seguire immediatamente. Follia e classe girano a braccetto ma non ne conosciamo i volti, noi subiamo.
Le speranze, i condizionali. Fa tutto parte della stessa filosofia, una saggia filosofia e come tutto ciò che è saggio va a farsi fottere. E fa male...anche se in maniera saggia.
Per la dignità non c’è conto in banca..
Chi lo avrebbe mai detto che qui, nella città degli angeli, la felicità ci fosse accanto mentre la scacciavamo dalle nostre menti zittendo il cuore. Quando ora ci sentiamo soli mentre zittiamo il cuore per ascoltare una ragione che non ha più niente da aggiungere.
Niente neve, epifanie. Dolce e amaro.
E se Dio fosse figlio della sola disperazione. Sarebbe nobile allora ?
Proviamo a curare delle piaghe che forse neanche esistono: sesso, alcol, droga., musica alle quattro di mattina. Stelle filanti di adulti ancora vivi, che se ci preoccupassimo di meno forse i brunch sarebbero più in voga.
Meno lacrime anche sotto la pioggia. Meno silenzi anche nei finali.
Le notti che svaniscono.

JL

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