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•• Il vizio dei cavalli perdenti ••

“Perché?”, mi chiese Derek "Perché dopo non è ora e non mi ricorderei cosa stavo pensando adesso”, risposi a rimarcare l’ovvio “Tu sei sempre tu. Ieri, oggi, che differenza fa?” “Non è questione di differenza è questione di sentire e io: ora sento e ora scrivo. Levati dalle palle” “Ora. In un ippodromo? Con la corsa che parte tra tre minuti?” “Ora. Fanculo i cavalli. Tre minuti sono una vita” “Fanculo i cavalli? Ti sei bevuto il cervello?” “Può essere. Sì fanculo. Lo sai come sono ‘sti cavalli..” Rassegnato Derek tentò di cambiare strategia:“Vabbè ma su quale punteresti ?” “Su quello perdente” “Che dici? Perché?” “Perché se perde ha fatto il suo ma se vince paga il doppio, almeno” “Ma se un cavallo è detto perdente è perché di vincere non è che c’abbia proprio il vizio” “Ma io sì. C’ho il vizio di puntare sui perdenti, mi piacciono. Con la loro classe nostalgica. L’ineluttabile destino contro cui indomiti cozzano la capa” “I perdenti? Ci devi mettere la poesia proprio in tutto?” …

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